Vi ricordate la triste storia di Atim che abbiamo pubblicato sul sito
qualche manciata di mesi fa? Amici, dicono che la guerra è
finita... ma secondo me continua nei sopravvissuti.
Oggi suona al mio cancello una signora, si chiama Asero, poco
più di uno scheletro ambulante. Sarà alta uno e
settanticinque, e se pesa quaranta chili è tanto. Gli occhi ce
li ha fuori dalle orbite, tiene un bambino in braccio e nella borsa
tiene il biberon. Mi racconta che a 16 anni era mia allieva a Gulu,
anche lei nel liceo di Sister Marietta di cui ogni tanto vi ho parlato.
Non ho capito quando è riuscita a scappare dai ribelli della
Lord's Resistance Army. L'hanno portata via dal dormitorio della scuola
tanti anni fa. Nei primi tre giorni di prigionia l'hanno stuprata in
venti... e così via. Si è ammalata quasi subito di AIDS,
i primi due bambini nati dalla violenza erano siero positivi, non ha
mai potuto dar loro le cure necessarie, li ha partoriti e dopo li ha
allattati, e dopo li ha sepolti...
E' fuggita dalle mani dei ribelli che era incinta per la terza volta, e
prima di portare a termine questa terza gravidanza è stata presa
in cura e ha cominciato a ottenere il trattamento antiretrovirale. Mi
mostra il tesserino rosso che le dà diritto a ritirare i
medicinali una volta al mese gratuitamente. Il bambino avrà otto
o nove mesi. Le hanno detto di non allattarlo lei, perché questo
figlio è nato sieronegativo, e quindi sopravvive se lei non lo
infetta.
Io non lo so se è vero che la profilassi anti Aids necessita di
questo grande sacrificio umano, per una donna africana specialmente, di
rinunciare a allattare lei questo bambino. Ma quel che conta è
che gliel'hanno fatto credere, e lei obbedisce; non so chi le ha
comprato un biberon, e lei tutti
i giorni ci compra il latte per farlo vivere. Mi ha commosso quando mi
ha mostrato la bottiglietta, un simbolo che racchiude tanti pensieri: e
questo figlio ormai unico, in salute, lei sua madre non può
nutrirlo del suo seno, purché viva. Il bambino ha due occhi
incredibili, ed è bello paffuto, pare un principe. Che ne
sarà di lui? Lei mi dice, padre Edo, mio insegnante, ti ho
sempre amato (chissà se è vero o l'emozione di vedermi
dopo tanti anni) e per mio figlio desidero che cresca e che diventi
come te. Insomma questo figlio, sano e allattato dalla bottiglietta,
che è già dunque meno suo, che sia prete da grande.
Le ho dato una povera banconota. Un piccol frutto dei vostri sacrifici.
Il vostro amore vi aiuterà a sostenere il suo. E in questo
passare dalle vostre alle mani di Asero, riconosco il mistero della mia
vita missionaria.
P. Edo
Notre
Dame de Mvanda
16 Luglio 2008
Carissimi Madri,
Padri, sorelle e fratelli,
Vi raccontiamo la bella giornata che Mvanda ha vissuto ieri, 15 luglio,
con la benedizione della prima pietra della chiesa, dedicata a Maria
Porta del Cielo, evento che ci fa già sognare la nostra
liturgia cantata e celebrata finalmente dentro le sue mura benedette e
sante.
Ma non è
stata la sola grazia, perché nella stessa occasione la
nostra aspirante Gabriella ha ricevuto la Cresima, ed è come
se tutta la comunità avesse rinnovato le sue promesse
battesimali, proprio come la notte di Pasqua.
Dopo aver rimandato
diverse volte la data per questo gesto significativo - che ci sarebbe
piaciuto nell'anniversario della fondazione di Mvanda e festa del
nostro Padre Benedetto, ma che non era conciliabile con gli impegni del
nostro Vescovo Mons Mununu - ecco che finalmente abbiamo potuto
stabilire il 15 luglio – memoria di San Bonaventura
– che in fondo ha un certo legame liturgico con la diocesi di
Viterbo, e che è anche il giorno in cui Sr Germana
è rientrata a casa, se non ci sbagliamo, dopo il suo
importante intervento chirurgico.
Bene. Ringraziamo
allora San Bonaventura per le cose belle che sono accadute nel giorno
della sua memoria.
A Lodi Mons Mununu
è presente, come pure Maurice e Calixte, la coppia di
“Famiglie Nuove” del Movimento dei Focolari, nostri
vicini sulla collina di Mvanda e rispettivamente padrino e Madrina
scelti per accompagnare Gabriella nel suo cammino di approfondimento
della fede e dell'appartenenza a Cristo, e l'ufficio si è
svolto come d'abitudine, secondo la memoria dei Dottori, naturalmente.
Alla Messa che
segue, invece, introduciamo il nuovo inno “Voi siete
risuscitati con Cristo”, composto dall'abate di San Paolo
Fuori le mura, e proposto all'intera cristianità per l'anno
Paolino. Di certo anche voi lo conoscete, ormai, perché lo
si trova su Internet ed è tradotto in molte lingue, di cui
la più bella, comunque, resta l'italiano!!!
Soltanto quattro o
cinque giorni fa Patrizia l'aveva scaricato e imparato, insegnato a
Martine e Gabriella per la seconda e terza voce, e poi alla
comunità, la quale ha saputo memorizzare abbastanza bene il
refrain, cosi da cantarlo con vigore e solennità.
Nella sua omelia il
Vescovo è stato simpatico, perché ha posto la
domanda spontanea, legittima e sincera a Maria Gabriella sul
perché non aveva ancora ricevuto il sacramento della
Confermazione. E ponendo quella domanda ha approfondito il senso del
sacramento cristiano, ed è stata una piccola catechesi.
Terminata la Messa
, la comunità e una ventina di ospiti presenti in cappella
– che normalmente sono alcune religiose e giovani in
formazione e a volte qualche laico, e in quest'occasione qualche nostro
operaio - in processione ci siamo portati sul luogo previsto per la
cerimonia della benedizione della “Prima Pietra”
della futura Chiesa del Monastero, dove un tavolo era stato allestito
con su una splendida “pietra” tutta venata di
rosso-bordeaux e li il popolo di Dio cantava il salmo 83: “Di
quale amore sono amate le tue dimore, Signore, Dio
dell'universo!” Questo salmo ha un altro passaggio che rende
significativo il gesto che stiamo per compiere: “Beati gli
abitanti della tua casa, perché potranno cantarti ancora,
benedetti gli uomini di cui tu sei la forza: dei cammini di pace si
aprono nel loro cuore”.
E un
“popolo” grande lo siamo veramente,
poiché oltre alla comunità sono presenti 75
operai del cantiere , più i nostri. E' bello che tutti,
dentro un clima di gran raccoglimento, baciati dal primo sole del
mattino, con un cielo dove volteggiano tante rondini, e stretti intorno
al Pastore di questa Diocesi, domandino unanimi a Dio di diventare
sempre di più tempio della Sua gloria per pervenire alla
città del cielo, guidati da Cristo.
Padre Emmanuel
legge il passaggio del vangelo di Matteo che parla delle due case,
costruite rispettivamente sulla roccia e sulla sabbia, e questo testo
ci ridice che solo Cristo è la pietra angolare della Chiesa,
la roccia che sostiene tutte le pietre della Chiesa viva che siamo noi.
Monsignor Mununu fa
una breve omelia sottolineando particolarmente la partecipazione degli
operai e di noi tutti alla costruzione di un'opera bella, destinata a
restare nel tempo, a cui occorre lavorare con dignità,
fierezza e gratitudine. Ha espresso anche la sua ammirazione
all'impresa Parisi e al capo-cantiere per la serietà del
lavoro. Poi, siccome qui è consuetudine indirizzarsi al
popolo nella lingua locale per farsi veramente comprendere da tutti,
traduce in kikongo gli stessi concetti, per raggiungere ancora
più direttamente il cuore di questi lavoratori, e per
risvegliare in loro la coscienza che è sempre una grazia
quella di poter lavorare, quando, lo sappiamo bene, non è
dato a tutti di poter guadagnare ogni giorno il proprio pane nel nostro
Paese.
Poi, accompagnato
dal Padre Emmanuel, comincia a percorrere tutto il perimetro delle
fondamenta: una scena bella e carica di gratitudine, Dio è
veramente all'opera e questo ci basta per andare avanti! Noi cantiamo
ancora un salmo, non senza commozione, quello che descrive la montagna
di Sion come la “gioia di tutta la terra, polo del mondo e la
città del gran sovrano”.
Sul tavolo, coperto
da una tovaglia coloratissima, è posta la grande e solida
“pietra angolare” della costruzione e il Vescovo
l'asperge di ogni grazia e benedizione, allontanando il maligno e ogni
ombra di peccato da quello che sarà il luogo sacro della
presenza di Dio.
E quando la prende
per porla come fondamenta nel nome della nostra fede, non possiamo non
pensare al simbolo di un nuovo inizio, visibilmente solido e bello,
benedetto e santo, della nostra vita data a questa terra che vogliamo
abitare per sempre, e non possiamo non andare con la memoria a Sr
André e all'abbé Gaétan, a tutti
quelli che ci hanno lavorato, che ci lavoreranno; a quanti verranno a
pregare e alle giovani – speriamo numerose – che
continueranno a lodare il Signore sui passi santi della vocazione
cistercense.
E' costruita sulla
roccia la Chiesa del Signore!
Il Padre Emmanuel
dà lettura del documento ufficiale di questo gesto di
benedizione, in cui è contenuta la lista di tutti i
presenti, e il Vescovo, la Madre e il Signor Giuseppe lo firmano.
A questo punto
è previsto di “eternizzare” l'evento,
mettendo in una bottiglia una delle tre copie del testo,
perché resti nella terra, accanto alla pietra per i secoli a
venire, ma ecco che i tre fogli, arrotolati una prima, una seconda
volta non vogliono entrare nel collo stretto della
bottiglia… tutti sorridiamo, chiedendoci come
andrà a finire. Ma padre Emmanuel fa un terzo tentativo e
voilà che il documento entra, e vi entra per sempre.
Noi cantiamo
ancora, mentre un operaio cementa la pietra e poi rispondiamo alla
preghiera universale che chiede a Dio di radunare nell'unità
i suoi figli dispersi dal peccato, di mantenere saldi sulla pietra
della Chiesa quanti consacrano le loro fatiche alla costruzione di
questa chiesa, di benedire quanti verranno a cantarvi la sua lode, di
accogliere tutti i defunti, la nostra cara Sr M André, e di
vegliare su tutti i malati che si appoggiano sulla forza di Cristo con
l'invocazione “benedici il tuo popolo, Signore e veglia sulla
tua Chiesa”, prima di recitare il Padre Nostro e di lasciarci
raggiungere dalla benedizione finale del Vescovo.
Ecco, Sion puo' ora
decorare la sua casa per accogliere il suo re, Cristo, andare incontro
a Maria, Porta del Cielo, nelle cui braccia c'è il re di
gloria, la Luce generata prima della luce!!!
Il Signor Giuseppe
è commosso ed è contento, nella sua fede semplice
sente che in tutto questo – che è frutto della sua
fatica – c'è qualcosa di grande e di bello. Anche
la sua sposa è visibilmente toccata da quest'esperienza
forte di fede e speranza.
E noi dobbiamo dire
un grazie grande a Padre Emmanuel che ha saputo organizzare questa
celebrazione con la sua solita precisione liturgica e con la sua
attenzione ad ogni dettaglio.
Sono le 8 e la
cerimonia è al termine.
Per tutti gli
operai avevamo preparato dei panini con sardine, mentre per il vescovo
e per la comunità si va in refettorio.
Ripensando alla
veglia, quando tutta la comunità si è messa a
disposizione per farcire i 130 panini per i nostri operai, in un lavoro
a catena tanto fraterno e gioioso, la Madre ci confida che conserva
nella memoria quel momento come uno dei più bei gesti di
comunione fraterna, accanto alla liturgia, che naturalmente
è il cuore e il vertice di tutto.
Ecco, questa
è la bella giornata che abbiamo vissuto l'altro ieri e che
è ancora nel nostro cuore, soprattutto perché ci
fa guardare con profonda gioia all'avvenire della nostra storia qui a
Mvanda.
Siamo contente di
condividerla con voi tutti, che ci portate sempre nel vostro cuore,
perché cosi potete rendere grazie con noi al Signore.
Le vostre sorelle
di ND di Mvanda
Rientro
da Gulu
25 Febbraio 2008
Carissimi Amici,
sono a Milano in
questa Quaresima, e dovrò ripartire la domenica delle Palme.
Vi scrivo prima di tutto per ringraziarvi. Parecchi di voi hanno
continuato ad aiutarci, e l'arcivescovo di Gulu, Mons. John Baptist
Odama, insieme al vescovo ausiliare Mons. Sabino Odoki, mi pregano di
esprimere la loro riconoscenza.
La pace
è forse meno lontana, ma c'è ancora tanta strada
da fare nelle trattative: i ribelli sono ospiti sgraditi nel sud Sudan
e nel Congo orientale. I “villaggi protetti” si
svuotano lentamente in proporzione inversa alla loro vicinanza al
confine col Sudan: chi è vicino al confine teme ancora.
Gli ingenti danni
provocati dall'alluvione dell'autunno, soprattutto nelle zone che
confinano con la diocesi di Lira (vedi lettere
di Mons. Franzelli
su questo sito) impegnano severamente la Caritas diocesana.
Quindi, il Vescovo
di Gulu chiede ancora:
•
Offerte per il mantenimento dei miei confratelli africani e dei
catechisti laici
•
Un contributo per le famiglie povere che hanno adottato orfani
(genitori morti in guerra, o di AIDS...)
Potete inviare
la vostra offerta a
questo conto bancario:
Intesa San Paolo
spa, filiale 132, piazza Susa 1 Milano
IBAN: IT45 Y 030
6909 4900 0000 3919 559
intestato a Edoardo
Morlin Visconti.
o invitarmiuna sera con dei
vostri amici che non mi conoscono ancora (mi potete contattare al
numero 02/70120341 o al 347/2456906).
È
possibile anche fare un'offerta detraibile
tramite
l'Associazione Amici di Gulu - Onlus
1) bonifico
bancario
Intesa San Paolo
spa, filiale 132, piazza Susa 1 Milano
IBAN: IT26 N 030
6909 4900 0000 0389 376
intestato a
ASSOCIAZIONE AMICI DI GULU ONLUS
2) conto corrente
postale 44193969 intestato a Associazione Amici di Gulu Onlus
In Cristo,
cordialmente riconoscente,
P.
Edo Mörlin Visconti
Project
Coordinator
Rientro
da Gulu
4 Ottobre 2007
Carissimi Amici,
sono a Milano da pochi giorni e ci rimarrò fino a Natale. Vi
scrivo prima di tutto per ringraziarvi. Parecchi di voi hanno
continuato ad aiutarci, e l'Arcivescovo di Gulu, Mons. John Baptist
Odama, insieme al Vescovo Ausiliare, Mons. Sabino Odoki, mi prega di
esprimere loro la sua riconoscenza.
A distanza di un
anno dall'inizio delle trattative, la pace non è stata
ancora firmata. Troppi interessi rallentano il cammino dei negoziatori,
e intanto il grosso della popolazione non si fida a tornare ai suoi
villaggi, e rimane nei campi di concentramento. Il lato positivo
è che finché si prolungano i negoziati, nessuno
spara. Recentemente ho potuto andare e tornare ripetutamente dal Nord,
in tutta sicurezza. Quanto al mio Arcivescovo, non demorde, ed
è per tutti un grande e chiaro segno di speranza.
I preti sono pronti
a ritornare nelle missioni, man mano che la gente lascerà i
campi e ripopolerà il territorio, e dal mio punto di vista
le spese della ricostruzione si prospettano enormi; ma enormi non vuol
dire più grandi della Provvidenza divina che si serve della
vostra generosità.
Potete inviare la vostra offerta:
•
sul conto N. 3919559 della Banca Intesa (ABI 03069, C.A.B. 09490, CIN
Y), Filiale 132, Piazzale Susa 1, 20133 Milano, int. Edoardo Morlin
Visconti.
•
tramite assegno
Mi piacerebbe
approfondire con voi la nostra amicizia e illustrarvi di persona gli
aspetti del mio lavoro in Uganda incontrandovi insieme ai vostri amici
che non mi conoscono ancora (mi potete contattare al numero 02/70120341
o al 347/2456906).
È anche
possibile fare un'offerta detraibile tramite
l'Associazione Amici di Gulu – Onlus:
•
sul conto N. 389376 Banca Intesa (ABI 03069, C.A.B. 09490, CIN N)
Filiale 132, Piazzale Susa 1, 20133 Milano, int. Associazione Amici di
Gulu Onlus
•
conto corrente postale N. 44193969
In
Cristo, cordialmente riconoscente,
P.
Edo Mörlin Visconti
Project
Coordinator
Lettera
di Quaresima 2007
Carissimi Amici,
sono a Milano in
questa Quaresima, più brevemente del solito
perché dovrò ripartire prima di fine marzo. Vi
scrivo prima di tutto per ringraziarvi. Parecchi di voi hanno
continuato ad aiutarci, e l'arcivescovo di Gulu, Mons. John Baptist
Odama, mi prega di esprimere loro la sua riconoscenza.
Mons. Odama ha
avuto dal Papa il regalo di un Vescovo Ausiliare, Mons. Sabino Odoki,
che gli permetterà di essere più libero nella sua
instancabile opera per la pace. Prima di lasciare l'Uganda gli ho
chiesto che cosa voleva che vi dicessi, come legge lui le cose a questo
proposito. E mi ha risposto: dì pure che c'è un
armistizio, ma che la pace è lontana. Solo una piccola
minoranza della popolazione si fida a lasciare i “villaggi
protetti”, ma la grande maggioranza ha ancora motivo di
temere e non fa ritorno alla propria abitazione, dove potrebbero
tentare di coltivare la terra.
Quindi, il Vescovo
di Gulu chiede ancora:
•
Offerte per il mantenimento dei miei confratelli africani e dei
catechisti laici
•
Un contributo per le famiglie povere che hanno adottato orfani
(genitori morti in guerra, o di AIDS...)
Potete inviare la vostra offerta:
•
sul conto N. 39195/59 della Banca Intesa (ABI 03069, C.A.B. 09490, CIN
Y), Filiale 132, Piazzale Susa 1, 20133 Milano, int. Edoardo Morlin
Visconti.
•
tramite assegno
o
invitarmi una sera con dei
vostri amici che non mi conoscono ancora (mi potete contattare al
numero 02/70120341 o al 347/2456906).
È
possibile fare un'offerta anche tramite l'Associazione Amici di Gulu -
Onlus (detraibile dalla dichiarazione dei redditi):
•
sul conto N. 3893/76 Banca Intesa (ABI 03069, C.A.B. 09490, CIN N)
Filiale 132, Piazzale Susa 1, 20133 Milano, int. Associazione Amici di
Gulu Onlus
•
Conto corrente postale N. 44193969
In Cristo,
cordialmente riconoscente,
P.
Edo Mörlin Visconti - Project Coordinator
Lettera
da Kampala
26 giugno 2006
Carissimi Amici di
Gulu,
le elezioni non
hanno cambiato niente, e tutto procede come prima in questo Paese. Il
vescovo è sempre impegnatissimo sul fronte della pace, e da
una parte rischia moltissimo e bisogna pregare sempre per lui, che la
Madonna gli tenga una mano sulla testa e lo avvolga nel Suo manto
antiproiettile perché se no un giorno o l'altro qualcuno gli
spara. Infatti a chi è interessato alla continuazione della
guerra - e ormai ci marcia dal 15 agosto del 1986 - i piccoli sudati
progressi del mio vescovo sono un pericolo diretto sia alle tasche sia
all'assetto degli equilibri del potere. Non conosco i dettagli ma so
che viene ostacolato in molti modi e bisogna pregare per lui. Io non
collaboro con lui sul fronte di questo suo impegno, che viaggia
parallelo con il suo compito direttamente ecclesiale, ma quando lo vedo
e mi racconta, ascolto e mi stupisco che non abbia ancora subito
attentati. Mio compito invece, in collaborazione coi Registered
Trustees of Gulu Diocese, è continuare a raccogliere i fondi
necessari per i poveri e gli orfani e i malati, e a rendere vivibile
l'impegno di quei sacerdoti che coraggiosamente continuano a essere una
presenza della Chiesa nelle loro parrocchie nonostante i pericoli
dell'isolamento e la sempre possibile interruzione delle strade. Stiamo
costruendo dove si può delle semplici strutture di
accoglienza per le ragazze madri che sono fuggite dopo la cattura da
parte dei ribelli, e ci sono varie iniziative per il recupero dei
bambini soldato che in qualche modo si sono liberati e hanno voglia di
tornare a vivere come gli altri ragazzi della loro età e
magari di essere riaccolti a scuola.
Vi chiedo ancora
una preghiera a Maria e vi ringrazio per la vostra
generosità.
Un affettuoso saluto,
P. Edo
La
Storia di Atim
20 marzo 2006
Mi dicono che
c'è fuori dal cancello una signora che si presenta come Atim
(un nome comunissimo, come Bianchi o Colombo). Fatela entrare - gli
dico - che fuori piove, e fatela accomodare sotto il portico. Finisco
un paio di email e poi vado a vedere chi è. Una donna
emaciata, con l'AIDS dipinto in faccia: due occhi stupendi nella loro
sofferenza. Mi racconta di essere stata una mia allieva quando
insegnavo al Sacred Heart - a Gulu - negli ultimi anni ottanta (un
liceo di 800 ragazze, allora guidato da Sister Marietta, che alcuni di
voi hanno conosciuto quando negli anni 90 divenne superiora generale
della sua congregazione). E' stata rapita dai ribelli, e naturalmente
violentata per più di due anni. Quando è riuscita
a scappare, aveva due bambini e un terzo in pancia. Dopo molte
peripezie è arrivata a Kampala, dove è riuscita a
fare un corso di catering, e ha trovato lavoro in un albergo. Ma ogni
tanto i ristoranti devono fare un controllo di tutti i dipendenti...
è risultata sieropositiva e ha perso il posto. Mi chiede
soldi, timidamente, con una voce flebile che sembra la madre di Cecilia
del Manzoni: da sette mesi non ha pagato l'affitto (cinquantamila
scellini al mese - più o meno le vecchie lire) e adesso il
padrone di casa l'ha chiusa fuori, ma si è tenuto il frigo e
due letti e tre sedie. Vorrebbe andare al nord, ha una vecchia zia
nella savana vicino a Adjumani, un centinaio di km a nord ovest di Gulu
- una zona poco battuta dalla guerriglia, dal suo villaggio
può anche raggiungere un dispensario dove forse le daranno i
farmaci per sopravvivere... Cosa costa il viaggio? le chiedo.
Quarantamila la corriera per lei e i bambini, ma Padre, se potessi
arrotondare... Devono pur comprarsi qualche banana durante il tragitto:
se tutto va bene e trovano le coincidenze delle corriere ce la fanno in
due giorni di viaggio. E vorrebbe anche riuscire a pagare
metà dell'affitto arretrato - così il padrone di
casa le lascia vendere il frigo usato (che tanto al villaggio non
serve, mica c'è la corrente elettrica) e forse le lascia
prender su qualcosa della biancheria dei bambini - lei il vestito che
aveva addosso quando ha trovato la porta chiusa tanto è
l'unico che ha. Perché sai, Padre, al villaggio i primi
tempi sarà dura! Insomma avevo in tasca cinquantacinquemila
scellini (meno di un pieno di benzina) e prima glieli ho dati tutti. E
lei parlava, e raccontava, e spiegava... insomma mi sono preso indietro
cinquemila scellini e mi son fatto prestare un altro cinquantamila e
gliel'ho dato, perché ragazzi, ci son delle volte che non
vedere Cristo nel povero diventa proprio impraticabile;
metterò i cinquemila nel serbatoio del motorino e prima di
domani andrò a prelevare dei soldi ... per i prossimi.
Lettera
da Kampala
29 aprile 2005
Carissimi Amici di
Gulu,
da qualche giorno
sono tornato in Uganda. Chiaramente tornare dopo due mesi non
può non riservare sorprese. Il motore della Rocky
surriscalda e non si trovano più i pezzi, e quindi ben
presto dovrò comprare una macchina usata adatta a queste
strade. Per fortuna ho la moto ma quando diluvia per due giorni come
ieri e l'altro ieri non è il massimo. Qui la morte
è proprio di casa. Appena la gente - parlo degli amici
africani - sente dire che sei tornato, sembra che ciascuno aspettasse
solo quello per mandarti un sms in cui ti comunica il ritorno alla casa
del Padre di qualche amico o conoscente. Inutile dire che la maggior
parte di questi decessi è dovuta all'AIDS. Consolare gli
afflitti è un compito improbo: si ha sempre l'impressione
che siano troppi. La notte che sono arrivato è morto
d'infarto anche il segretario generale della conferenza episcopale e
questo mi ha permesso di vedere Monsignor Odama, il mio arcivescovo,
prima di quando sperassi. Infatti ha dovuto interrompere una visita
pastorale di una settimana ad Awac (40 km da Gulu, zona
pericolosissima) per venire a Kampala e partecipare al funerale.
Così ieri sera siamo stati insieme (stamattina è
poi ripartito alle 5 per ritornare subito ad Awac). Per mia fortuna non
c'erano altri ospiti in casa mia, e così gli ho offerto un
bicchiere di vino e abbiamo chiacchierato a lungo. Chissà
perché, tutte le volte che ho modo di parlare con lui
abbastanza a lungo, riesce sempre a spiazzarmi. Io arrivo con tutti i
miei quesiti, ho delle cose da dirgli che mi sembrano molto urgenti,
aspetto delle risposte su delle iniziative che ho preso o su dei
contatti che ho avuto. Lui risponde punto per punto in pochi minuti (ha
anche una grande capacità sintetica, rara in Africa) e poi
comincia a raccontarmi le cose che gli stanno più a cuore. E
naturalmente tra queste ci sono gli estenuanti tentativi che ha fatto
coi capi dei due schieramenti per una pace che mi sembra ancora
lontana. E' andato con una delegazione fino all'Aia per parlare col
pubblico ministero internazionale: quello che colpisce nel suo racconto
non è tanto quanto è riuscito a dirgli - i
dettagli di una fila di cose più grandi di me - ma la
santità dell'arcivescovo, che tranquillamente annuncia
Gesù Cristo come l'unico pacificatore di questa situazione
apparentemente maledetta. E altrettanto tranquillamente identifica la
sua persona con Gesù: con Lui non teme nulla, anche se
rischia quotidianamente la pelle. Era lì, seduto di fronte a
me, con un bicchiere di vino davanti, con l'aria più
rilassata del mondo, e sembrava di sentire il discorso di Santo Stefano
nei capitoli 6 e 7 degli Atti degli Apostoli. Da brivido.
Vi saluto con
affetto e vi ringrazio per la vostra generosità. Chiedo a
tutti una preghiera a Maria, che, come ha detto Benedetto XVI, sta
comunque dalla nostra parte!
Lunedí
20 Dicembre
Padre Edo commenta lo speciale Tg1 del 19.
Cari Amici di Gulu,
ieri sera ho visto - come, sono certo, avrete fatto anche voi - la
trasmissione su Raiuno a proposito dei bambini soldato dalle nostre
parti. Vorrei farvi notare alcune cosette. Tutta la prima parte del
servizio era ambientata a Gulu e a Kitgum, cioè proprio
nella mia diocesi, e devo dire che era ben fatta. Le traduzioni delle
varie interviste erano fondamentalmente corrette (io qua e
là riuscivo a seguire quanto dicevano in Acioli) e
l'impressione generale che lo spettatore si portava a casa era molto
realistica. Da come ero stato informato (e voi avete messo sul vostro
sito) non mi aspettavo che la trasmissione fosse tutta sui bambini
soldato; credevo che si sarebbe parlato di più anche di
altri aspetti della tragedia umanitaria che viviamo in nord Uganda. Ad
esempio le folle che ogni sera si dirigono in luoghi "sicuri" per
passare la notte potevano essere messe meglio in rilievo. La seconda
metà della trasmissione, quella dedicata alla Sierra Leone,
era invece una bufala, nel senso che era già stata trasmessa
alcuni anni fa, e infatti la guerra là è nel
frattempo finita, e anche l'intervista a padre Berton era certo datata
(il padre Berton che abbiamo visto in televisione ieri sera aveva meno
rughe di adesso!) Sono stato comunque contento; chi ha assistito alla
trasmissione con me era molto colpito. Il dottor Reggiori è
stato bravissimo. Padre Giulio Albanese lo è sempre, e per
di più è telegenico; anche se, stavolta, non ero
d'accordo con lui proprio al mille per mille... colpevolizzare
l'occidente serve sempre poco o niente (ma su tutto il resto dei suoi
interventi ero molto in sintonia).
Domenica
19 dicembre Speciale Tg1 - RAI Uno - ore 23.00