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	<title>Amici di Gulu ONLUS</title>
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	<description>Padre Edo Mörlin Visconti per il Nord Uganda</description>
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		<title>Lira 23 dicembre 2010</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Dec 2010 16:59:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>edo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vescovo di Lira]]></category>
		<category><![CDATA[Franzelli]]></category>
		<category><![CDATA[Lira]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>

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		<description><![CDATA[Carissimi, chissà perchè, pensando al Natale ormai imminente, invece di fissarsi sul centro e il cuore del mistero che stiamo per celebrare − la nascita nella carne del Figlio di Dio fatto nostro fratello per salvarci − la mia mente continua a mettere a fuoco un dettaglio del vangelo che è senz’altro secondario, ma che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Carissimi,</p>
<p style="text-align: justify;">chissà perchè, pensando al Natale ormai imminente, invece di fissarsi sul centro e il cuore del mistero che stiamo per celebrare − la nascita nella carne del Figlio di Dio fatto nostro fratello per salvarci − la mia mente continua a mettere a fuoco un dettaglio del vangelo che è senz’altro secondario, ma che fa sorgere in me varie riflessioni. Le condivido con voi. Sarà il mio modo di farvi gli auguri, quest’anno, sperando che possa aiutarvi a vivere meglio ed in pienezza il Natale che stiamo per celebrare e l’inizio del Nuovo Anno che il buon Dio si appresta a regalarci.</p>
<p style="text-align: justify;">“Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo”(Matteo 2,2). La citazione si riferisce non al momento della nascita di Gesù, bensì all’arrivo in Gerusalemme dei Magi, che lo stanno cercando. Ma mi colpisce come una domanda molto attuale, che si adatta perfettamente alla situazione di oggi, in Uganda, in Italia e in tutto il mondo. Gesù è nato in un contesto sociale e politico in cui l’annuncio della sua venuta risuona come minaccia per il re del momento. Erode tenta infatti di sopprimerlo, e per farlo non esiterà a ricorrere alla violenza, la“strage degli innocenti”. Mi domando: oggi in Uganda, dov’è, e in quale contesto sociale e politico viene a nascere il Signore Gesù?</p>
<p style="text-align: justify;">Natale fa spontaneamente pensare ai bambini. Qualche giorno fa, un rapporto ufficiale del governo ammetteva che nel Nord Uganda la maggioranza dei bambini è malnutrita. In effetti, nel 2009 in tutto il paese ben 16.000 persone sono morte per malnutrizione, la maggioranza bambini nati sotto peso. Senza contare l’alta mortalità infantile: 137 bambini su 1000 muoiono prima di raggiungere i cinque anni&#8230; Per questa nuova “strage degli innocenti”non occorre neppure un Erode. Bastano la mancanza di mezzi e le gravi lacune in campo sociale e sanitario. è qui, è questo il Natale oggi?</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo, in questo momento, più che la preoccupazione autentica per il bene di tutti, specialmente dei più deboli e poveri, nel paese sembrano prevalere la passione e l’interesse politico. Da qualche mese ormai la vita della nazione è condizionata sempre più pesantemente dalla prospettiva delle elezioni con cui il 18 Febbraio 2011 verranno scelti il presidente dell’Uganda, circa 500 membri del parlamento e tutta una serie di altri candidati a cariche politiche ed amministrative ai vari livelli (distretti, municipi, ecc.). Un esercizio democratico cui hanno diritto di partecipare circa 14 milioni di ugandesi e per il quale non mancano certo i candidati: 8, fra cui una donna, per la carica di presidente della repubblica, e ben 1734 per il parlamento . Purtroppo, il modo e l’atmosfera in cui il processo elettorale si sta svolgendo sono fortemente marcati da divisioni e lotte interne ai partiti, intimidazione e demonizzazione degli avversari, considerati come nemici da combattere in qualsiasi modo e con qualunque mezzo. A meno di due mesi dalle elezioni, i risultati di un sondaggio − peraltro giudicato addomesticato dall’opposizione − assegnano al candidato Museveni ( l’attuale capo dello Stato che ha conquistato il potere 24 anni fa, nel 1986), una percentuale di voti del 66%, contro il 12% del suo immediato concorrente Besigye, mentre altri due candidati si fermano al 3%, e l’unica donna raccoglie l’1% dei suffragi. Per gli altri tre, niente: 0%! Qualcuno pensa perfino che le elezioni siano praticamente inutili&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">è un fatto che in passato le elezioni in Uganda sono state accompagnate da episodi di violenza, brogli e divisioni di tipo politico, religioso e tribale. Oggi, ci sono segni premonitorri che sembrano puntare nella stessa direzione. L’esperienza di tanti anni di violenza durante la ribellione dello LRA ha lasciato il segno e non aiuta certo a rasserenare l’atmosfera. La violenza domestica, perpetrata in casa, all’interno della famiglia, nei confronti dei figli o del coniuge è un fenomeno assai diffuso. Si calcola che il 60% delle donne nel paese abbia subito qualche forma di violenza fisica, sessuale o psicologica. L’insofferenza per i ritardi nell’ammiinistrazione della giustizia o per la corruzione delle forze dell’ordine che dovrebbero assicurarla, conducono la gente all’esasperazione, che sfocia talvolta in episodi di “giustizia di massa”. Ho ancora negli occhi la scena in cui mi sono imbattuto tre domeniche fa, mentre andavo a celebrare nella missione di Alito: un uomo steso sul ciglio della strada, ammazzato a calci e bastonate per aver cercato di rubare alcune capre. Intorno al cadavere ancora caldo, un folto gruppo di uomini e donne, molti giovani e ragazzi, che probabilmente poco dopo sarebbero andati a messa. Tutti con l’aria tranquilla e soddisfatta&#8230; perchè “giustizia era stata fatta”!</p>
<p style="text-align: justify;">Di fronte a questa situazione, la Chiesa cattolica ha lanciato durante il tempo dell’avvento una campagna di preghiera e sensibilizzazione contro la violenza domestica, invitando tutti a fare si che“la pace di Cristo regni”nel cuore di ognuno, cominciando dalla casa e famiglia dei cristiani. In quanto vescovi e guide del popolo di Dio in Uganda poi, la prospettiva delle prossime elezioni ci ha spinto già lo scorso giugno a scrivere una lettera pastorale che presenta una visione cristiana della politica e indica i criteri per una scelta responsabile di leaders che siano veramente a servizio del popolo, specialmente dei poveri e degli ultimi. Finalmente, alcune settimane fa, assieme ai responsabili nazionali delle varie religioni presenti nel paese (Cattolici, Ortodossi, Protestanti di varie denominazioni, Musulmani, ecc.) riuniti nel Consiglio Interreligioso di Uganda, abbiamo istituito e lanciato una “Task Force”, cioè una “unità operativa” nazionale composta da membri delle varie fedi e confessioni religiose per contribuire &#8211; anche attraverso la scelta di “consigli degli anziani” incaricati di mediare fra le parti &#8211; ad assicurare che le prossime elezioni siano davvero libere, democratiche e trasparenti, e che tutto il processo elettorale (la campagna, le votazioni e il periodo seguente) sia libero da ogni forma di violenza. Oltre a quella nazionale, abbiamo creato anche delle Unità operative o d’intervento a livello regionale. Sono stato così eletto a far parte della task force per tutta la regione Lango, una zona in cui sono stati identificati vari“punti caldi”, dove la competizione elettorale puo’ facilmente degenerare in violenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Eccomi allora al vero motivo di questa lunga chiacchierata, che qualcuno potrà forse trovare troppo“politica”e stonata in una lettera di Natale. Vi chiedo di pregare perchè quest’anno in Uganda − e soprattutto fra la gente Lango che mi è stata affidata − il Signore Gesù venga e nasca proprio in quelle situazioni di tensione e conflitto che senza di Lui generano solo violenza e divisione. Che trovi posto nel cuore dei candidati e degli elettori, in ogni casa e famiglia, sconfiggendo sul nascere ogni seme di violenza, e facendo crescere la pace che Egli ha voluto portare in dono a tutti gli uomini di buona volontà. Perchè a vincere non siano i piccoli o grandi “Erode” di turno, avidi di potere e di benessere, che non si fermano di fronte a nulla, neanche alla violenza e alla strage, pur di assicurarsi il proprio tornaconto, a scapito dei diritti e bisogni degli altri. Perchè in Uganda − ma anche in Italia e nel mondo intero − nascano e crescano uomini nuovi, capaci di assumersi le proprie responsabilità anche in campo politico, non per dominare gli altri ed avvantaggiare il proprio gruppo, tribù o partito, ma per servire tutti, specialmente gli ultimi, i poveri, gli indifesi. E soprattutto perchè a fare questo, ad offrire uno spazio di pace e di amore al Signore che viene, siamo innanzitutto noi, io e ciascuno di voi, ognuna delle nostre famiglie. Buon Natale, allora, e Felice Anno Nuovo!<br />
Vostro,<br />
P. Giuseppe</p>
<p style="text-align: justify;">PS. Fra non molto, se tutto va bene, nascerà una ONLUS a sostegno della missione, della gente e diocesi di Lira. Vi spiegherò tutto in una prossima lettera. Intanto, pregate! E ancora Auguri!</p>
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		<title>Il Mistero e Asero</title>
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		<pubDate>Thu, 21 May 2009 21:40:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>edo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere P. Edo]]></category>
		<category><![CDATA[Edo]]></category>
		<category><![CDATA[Kampala]]></category>
		<category><![CDATA[Mistero]]></category>

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		<description><![CDATA[Kampala, 21 Maggio 2009 Vi ricordate la triste storia di Atim che abbiamo pubblicato sul sito qualche manciata di mesi fa? Amici, dicono che la guerra è finita&#8230; ma secondo me continua nei sopravvissuti. Oggi suona al mio cancello una signora, si chiama Asero, poco più di uno scheletro ambulante. Sarà alta uno e settanticinque, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Kampala, 21 Maggio 2009</p>
<p style="text-align: justify;">Vi ricordate la triste storia di Atim che abbiamo pubblicato sul sito qualche manciata di mesi fa? Amici, dicono che la guerra è finita&#8230; ma secondo me continua nei sopravvissuti.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi suona al mio cancello una signora, si chiama Asero, poco più di uno scheletro ambulante. Sarà alta uno e settanticinque, e se pesa quaranta chili è tanto. Gli occhi ce li ha fuori dalle orbite, tiene un bambino in braccio e nella borsa tiene il biberon. Mi racconta che a 16 anni era mia allieva a Gulu, anche lei nel liceo di Suor Marietta di cui ogni tanto vi ho parlato. Non ho capito quando è riuscita a scappare dai ribelli della Lord&#8217;s Resistance Army. L&#8217;hanno portata via dal dormitorio della scuola tanti anni fa. Nei primi tre giorni di prigionia l&#8217;hanno stuprata in<br />
venti&#8230; e così via. Si è ammalata quasi subito di AIDS, i primi due bambini nati dalla violenza erano siero positivi, non ha mai potuto dar loro le cure necessarie, li ha partoriti e dopo li ha allattati, e dopo li ha sepolti&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; fuggita dalle mani dei ribelli che era incinta per la terza volta, e prima di portare a termine questa terza gravidanza è stata presa in cura e ha cominciato a ottenere il trattamento antiretrovirale. Mi mostra il tesserino rosso che le dà diritto a ritirare i medicinali una volta al mese gratuitamente. Il bambino avrà otto o nove mesi. Le hanno detto di non allattarlo lei, perché questo figlio è nato sieronegativo, e quindi sopravvive se lei non lo infetta.</p>
<p style="text-align: justify;">Io non lo so se è vero che la profilassi anti Aids necessita di questo grande sacrificio umano, per una donna africana specialmente, di rinunciare a allattare lei questo bambino. Ma quel che conta è che gliel&#8217;hanno fatto credere, e lei obbedisce; non so chi le ha comprato un biberon, e lei tutti<br />
i giorni ci compra il latte per farlo vivere. Mi ha commosso quando mi ha mostrato la bottiglietta, un simbolo che racchiude tanti pensieri: e questo figlio ormai unico, in salute, lei sua madre non può nutrirlo del suo seno, purché viva. Il bambino ha due occhi incredibili, ed è bello paffuto, pare un principe. Che ne sarà di lui? Lei mi dice, padre Edo, mio insegnante, ti ho sempre amato (chissà se è vero o l&#8217;emozione di vedermi dopo tanti anni) e per mio figlio desidero che cresca e che diventi come te. Insomma questo figlio, sano e allattato dalla bottiglietta, che è già dunque meno suo, che sia prete da grande.</p>
<p style="text-align: justify;">Le ho dato una povera banconota. Un piccol frutto dei vostri sacrifici. Il vostro amore vi aiuterà a sostenere il suo. E in questo passare dalle vostre alle mani di Asero, riconosco il mistero della mia vita missionaria.</p>
<p style="text-align: justify;">P. Edo</p>
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		<title>Notre Dame de Mvanda</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jul 2008 21:36:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>edo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Testimonianze]]></category>
		<category><![CDATA[Mvanda]]></category>
		<category><![CDATA[Suore]]></category>

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		<description><![CDATA[Carissimi Madri, Padri, sorelle e fratelli, Vi raccontiamo la bella giornata che Mvanda ha vissuto ieri, 15 luglio, con la benedizione della prima pietra della chiesa, dedicata a Maria Porta del Cielo, evento che ci fa già sognare la nostra liturgia cantata e celebrata finalmente dentro le sue mura benedette e sante. Ma non è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table>
<tr>
<td><a href="http://www.amicidigulu.info/index.php/notre-dame-de-mvanda/"><img class="alignnone size-medium wp-image-76" title="Notre Dame di Mvanda" src="http://www.amicidigulu.info/wp-content/uploads/2008/07/mvanda-300x154.jpg" alt="Notre Dame di Mvanda" width="300" height="154" /></a></td>
<td>
<p style="text-align: justify;">Carissimi Madri, Padri, sorelle e fratelli,</p>
<p style="text-align: justify;">Vi raccontiamo la bella giornata che Mvanda ha vissuto ieri, 15 luglio, con la benedizione della prima pietra della chiesa, dedicata a Maria Porta del Cielo, evento che ci fa già sognare la nostra liturgia cantata e celebrata finalmente dentro le sue mura benedette e sante.</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td colspan=2>
<p style="text-align: justify;">Ma non è stata la sola grazia, perché nella stessa occasione la nostra aspirante Gabriella ha ricevuto la Cresima, ed è come se tutta la comunità avesse rinnovato le sue promesse battesimali, proprio come la notte di Pasqua.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo aver rimandato diverse volte la data per questo gesto significativo &#8211; che ci sarebbe piaciuto nell&#8217;anniversario della fondazione di Mvanda e festa del nostro Padre Benedetto, ma che non era conciliabile con gli impegni del nostro Vescovo Mons Mununu &#8211; ecco che finalmente abbiamo potuto stabilire il 15 luglio – memoria di San Bonaventura – che in fondo ha un certo legame liturgico con la diocesi di Viterbo, e che è anche il giorno in cui Sr Germana è rientrata a casa, se non ci sbagliamo, dopo il suo importante intervento chirurgico.</p>
<p style="text-align: justify;">Bene. Ringraziamo allora San Bonaventura per le cose belle che sono accadute nel giorno della sua memoria.</p>
<p style="text-align: justify;">A Lodi Mons Mununu è presente, come pure Maurice e Calixte, la coppia di “Famiglie Nuove” del Movimento dei Focolari, nostri vicini sulla collina di Mvanda e rispettivamente padrino e Madrina scelti per accompagnare Gabriella nel suo cammino di approfondimento della fede e dell&#8217;appartenenza a Cristo, e l&#8217;ufficio si è svolto come d&#8217;abitudine, secondo la memoria dei Dottori, naturalmente.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla Messa che segue, invece, introduciamo il nuovo inno “Voi siete risuscitati con Cristo”, composto dall&#8217;abate di San Paolo Fuori le mura, e proposto all&#8217;intera cristianità per l&#8217;anno Paolino. Di certo anche voi lo conoscete, ormai, perché lo si trova su Internet ed è tradotto in molte lingue, di cui la più bella, comunque, resta l&#8217;italiano!!!</p>
<p style="text-align: justify;">Soltanto quattro o cinque giorni fa Patrizia l&#8217;aveva scaricato e imparato, insegnato a Martine e Gabriella per la seconda e terza voce, e poi alla comunità, la quale ha saputo memorizzare abbastanza bene il refrain, cosi da cantarlo con vigore e solennità.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella sua omelia il Vescovo è stato simpatico, perché ha posto la domanda spontanea, legittima e sincera a Maria Gabriella sul perché non aveva ancora ricevuto il sacramento della Confermazione. E ponendo quella domanda ha approfondito il senso del sacramento cristiano, ed è stata una piccola catechesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Terminata la Messa , la comunità e una ventina di ospiti presenti in cappella – che normalmente sono alcune religiose e giovani in formazione e a volte qualche laico, e in quest&#8217;occasione qualche nostro operaio &#8211; in processione ci siamo portati sul luogo previsto per la cerimonia della benedizione della “Prima Pietra” della futura Chiesa del Monastero, dove un tavolo era stato allestito con su una splendida “pietra” tutta venata di rosso-bordeaux e li il popolo di Dio cantava il salmo 83: “Di quale amore sono amate le tue dimore, Signore, Dio dell&#8217;universo!” Questo salmo ha un altro passaggio che rende significativo il gesto che stiamo per compiere: “Beati gli abitanti della tua casa, perché potranno cantarti ancora, benedetti gli uomini di cui tu sei la forza: dei cammini di pace si aprono nel loro cuore”.</p>
<p style="text-align: justify;">E un “popolo” grande lo siamo veramente, poiché oltre alla comunità sono presenti 75 operai del cantiere , più i nostri. E&#8217; bello che tutti, dentro un clima di gran raccoglimento, baciati dal primo sole del mattino, con un cielo dove volteggiano tante rondini, e stretti intorno al Pastore di questa Diocesi, domandino unanimi a Dio di diventare sempre di più tempio della Sua gloria per pervenire alla città del cielo, guidati da Cristo.</p>
<p style="text-align: justify;">Padre Emmanuel legge il passaggio del vangelo di Matteo che parla delle due case, costruite rispettivamente sulla roccia e sulla sabbia, e questo testo ci ridice che solo Cristo è la pietra angolare della Chiesa, la roccia che sostiene tutte le pietre della Chiesa viva che siamo noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Monsignor Mununu fa una breve omelia sottolineando particolarmente la partecipazione degli operai e di noi tutti alla costruzione di un&#8217;opera bella, destinata a restare nel tempo, a cui occorre lavorare con dignità, fierezza e gratitudine. Ha espresso anche la sua ammirazione all&#8217;impresa Parisi e al capo-cantiere per la serietà del lavoro. Poi, siccome qui è consuetudine indirizzarsi al popolo nella lingua locale per farsi veramente comprendere da tutti, traduce in kikongo gli stessi concetti, per raggiungere ancora più direttamente il cuore di questi lavoratori, e per risvegliare in loro la coscienza che è sempre una grazia quella di poter lavorare, quando, lo sappiamo bene, non è dato a tutti di poter guadagnare ogni giorno il proprio pane nel nostro Paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi, accompagnato dal Padre Emmanuel, comincia a percorrere tutto il perimetro delle fondamenta: una scena bella e carica di gratitudine, Dio è veramente all&#8217;opera e questo ci basta per andare avanti! Noi cantiamo ancora un salmo, non senza commozione, quello che descrive la montagna di Sion come la “gioia di tutta la terra, polo del mondo e la città del gran sovrano”.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul tavolo, coperto da una tovaglia coloratissima, è posta la grande e solida “pietra angolare” della costruzione e il Vescovo l&#8217;asperge di ogni grazia e benedizione, allontanando il maligno e ogni ombra di peccato da quello che sarà il luogo sacro della presenza di Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">E quando la prende per porla come fondamenta nel nome della nostra fede, non possiamo non pensare al simbolo di un nuovo inizio, visibilmente solido e bello, benedetto e santo, della nostra vita data a questa terra che vogliamo abitare per sempre, e non possiamo non andare con la memoria a Sr André e all&#8217;abbé Gaétan, a tutti quelli che ci hanno lavorato, che ci lavoreranno; a quanti verranno a pregare e alle giovani – speriamo numerose – che continueranno a lodare il Signore sui passi santi della vocazione cistercense.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; costruita sulla roccia la Chiesa del Signore!</p>
<p style="text-align: justify;">Il Padre Emmanuel dà lettura del documento ufficiale di questo gesto di benedizione, in cui è contenuta la lista di tutti i presenti, e il Vescovo, la Madre e il Signor Giuseppe lo firmano.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto è previsto di “eternizzare” l&#8217;evento, mettendo in una bottiglia una delle tre copie del testo, perché resti nella terra, accanto alla pietra per i secoli a venire, ma ecco che i tre fogli, arrotolati una prima, una seconda volta non vogliono entrare nel collo stretto della bottiglia… tutti sorridiamo, chiedendoci come andrà a finire. Ma padre Emmanuel fa un terzo tentativo e voilà che il documento entra, e vi entra per sempre.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi cantiamo ancora, mentre un operaio cementa la pietra e poi rispondiamo alla preghiera universale che chiede a Dio di radunare nell&#8217;unità i suoi figli dispersi dal peccato, di mantenere saldi sulla pietra della Chiesa quanti consacrano le loro fatiche alla costruzione di questa chiesa, di benedire quanti verranno a cantarvi la sua lode, di accogliere tutti i defunti, la nostra cara Sr M André, e di vegliare su tutti i malati che si appoggiano sulla forza di Cristo con l&#8217;invocazione “benedici il tuo popolo, Signore e veglia sulla tua Chiesa”, prima di recitare il Padre Nostro e di lasciarci raggiungere dalla benedizione finale del Vescovo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco, Sion puo&#8217; ora decorare la sua casa per accogliere il suo re, Cristo, andare incontro a Maria, Porta del Cielo, nelle cui braccia c&#8217;è il re di gloria, la Luce generata prima della luce!!!</p>
<p style="text-align: justify;">Il Signor Giuseppe è commosso ed è contento, nella sua fede semplice sente che in tutto questo – che è frutto della sua fatica – c&#8217;è qualcosa di grande e di bello. Anche la sua sposa è visibilmente toccata da quest&#8217;esperienza forte di fede e speranza.</p>
<p style="text-align: justify;">E noi dobbiamo dire un grazie grande a Padre Emmanuel che ha saputo organizzare questa celebrazione con la sua solita precisione liturgica e con la sua attenzione ad ogni dettaglio.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono le 8 e la cerimonia è al termine.</p>
<p style="text-align: justify;">Per tutti gli operai avevamo preparato dei panini con sardine, mentre per il vescovo e per la comunità si va in refettorio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ripensando alla veglia, quando tutta la comunità si è messa a disposizione per farcire i 130 panini per i nostri operai, in un lavoro a catena tanto fraterno e gioioso, la Madre ci confida che conserva nella memoria quel momento come uno dei più bei gesti di comunione fraterna, accanto alla liturgia, che naturalmente è il cuore e il vertice di tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco, questa è la bella giornata che abbiamo vissuto l&#8217;altro ieri e che è ancora nel nostro cuore, soprattutto perché ci fa guardare con profonda gioia all&#8217;avvenire della nostra storia qui a Mvanda.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo contente di condividerla con voi tutti, che ci portate sempre nel vostro cuore, perché cosi potete rendere grazie con noi al Signore.</p>
<p style="text-align: justify;">Le vostre sorelle di ND di Mvanda</p>
</td>
</tr>
</table>
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		<title>La Storia di Atim</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Mar 2006 19:01:06 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Lettere P. Edo]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi dicono che c&#8217;è fuori dal cancello una signora che si presenta come Atim (un nome comunissimo, come Bianchi o Colombo). Fatela entrare &#8211; gli dico &#8211; che fuori piove, e fatela accomodare sotto il portico. Finisco un paio di email e poi vado a vedere chi è. Una donna emaciata, con l&#8217;AIDS dipinto in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Mi dicono che c&#8217;è fuori dal cancello una signora che si presenta come Atim (un nome comunissimo, come Bianchi o Colombo). Fatela entrare &#8211; gli dico &#8211; che fuori piove, e fatela accomodare sotto il portico. Finisco un paio di email e poi vado a vedere chi è. Una donna emaciata, con l&#8217;AIDS dipinto in faccia: due occhi stupendi nella loro sofferenza. Mi racconta di essere stata una mia allieva quando insegnavo al Sacred Heart &#8211; a Gulu &#8211; negli ultimi anni ottanta (un liceo di 800 ragazze, allora guidato da Suor Marietta, che alcuni di voi hanno conosciuto quando negli anni 90 divenne superiora generale della sua congregazione). E&#8217; stata rapita dai ribelli, e naturalmente violentata per più di due anni. Quando è riuscita a scappare, aveva due bambini e un terzo in pancia. Dopo molte peripezie è arrivata a Kampala, dove è riuscita a fare un corso di catering, e ha trovato lavoro in un albergo. Ma ogni tanto i ristoranti devono fare un controllo di tutti i dipendenti&#8230; è risultata sieropositiva e ha perso il posto. Mi chiede soldi, timidamente, con una voce flebile che sembra la madre di Cecilia del Manzoni: da sette mesi non ha pagato l&#8217;affitto (cinquantamila scellini al mese &#8211; più o meno le vecchie lire) e adesso il padrone di casa l&#8217;ha chiusa fuori, ma si è tenuto il frigo e due letti e tre sedie. Vorrebbe andare al nord, ha una vecchia zia nella savana vicino a Adjumani, un centinaio di km a nord ovest di Gulu &#8211; una zona poco battuta dalla guerriglia, dal suo villaggio può anche raggiungere un dispensario dove forse le daranno i farmaci per sopravvivere&#8230; Cosa costa il viaggio? le chiedo. Quarantamila la corriera per lei e i bambini, ma Padre, se potessi arrotondare&#8230; Devono pur comprarsi qualche banana durante il tragitto: se tutto va bene e trovano le coincidenze delle corriere ce la fanno in due giorni di viaggio. E vorrebbe anche riuscire a pagare metà dell&#8217;affitto arretrato &#8211; così il padrone di casa le lascia vendere il frigo usato (che tanto al villaggio non serve, mica c&#8217;è la corrente elettrica) e forse le lascia prender su qualcosa della biancheria dei bambini &#8211; lei il vestito che aveva addosso quando ha trovato la porta chiusa tanto è l&#8217;unico che ha. Perché sai, Padre, al villaggio i primi tempi sarà dura! Insomma avevo in tasca cinquantacinquemila scellini (meno di un pieno di benzina) e prima glieli ho dati tutti. E lei parlava, e raccontava, e spiegava&#8230; insomma mi sono preso indietro cinquemila scellini e mi son fatto prestare un altro cinquantamila e gliel&#8217;ho dato, perché ragazzi, ci son delle volte che non vedere Cristo nel povero diventa proprio impraticabile; metterò i cinquemila nel serbatoio del motorino e prima di domani andrò a prelevare dei soldi &#8230; per i prossimi.</p>
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		<title>Padre Edo commenta lo speciale Tg1 del 19 Dicembre 2004</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Dec 2004 19:05:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>edo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere P. Edo]]></category>

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		<description><![CDATA[ Cari Amici di Gulu, ieri sera ho visto &#8211; come, sono certo, avrete fatto anche voi &#8211; la trasmissione su Raiuno a proposito dei bambini soldato dalle nostre parti. Vorrei farvi notare alcune cosette. Tutta la prima parte del servizio era ambientata a Gulu e a Kitgum, cioè proprio nella mia diocesi, e devo dire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"> Cari Amici di Gulu,</p>
<p style="text-align: justify;">ieri sera ho visto &#8211; come, sono certo, avrete fatto anche voi &#8211; la trasmissione su Raiuno a proposito dei bambini soldato dalle nostre parti. Vorrei farvi notare alcune cosette. Tutta la prima parte del servizio era ambientata a Gulu e a Kitgum, cioè proprio nella mia diocesi, e devo dire che era ben fatta. Le traduzioni delle varie interviste erano fondamentalmente corrette (io qua e là riuscivo a seguire quanto dicevano in Acioli) e l&#8217;impressione generale che lo spettatore si portava a casa era molto realistica. Da come ero stato informato (e voi avete messo sul vostro sito) non mi aspettavo che la trasmissione fosse tutta sui bambini soldato; credevo che si sarebbe parlato di più anche di altri aspetti della tragedia umanitaria che viviamo in nord Uganda. Ad esempio le folle che ogni sera si dirigono in luoghi &#8220;sicuri&#8221; per passare la notte potevano essere messe meglio in rilievo. La seconda metà della trasmissione, quella dedicata alla Sierra Leone, era invece una bufala, nel senso che era già stata trasmessa alcuni anni fa, e infatti la guerra là è nel frattempo finita, e anche l&#8217;intervista a padre Berton era certo datata (il padre Berton che abbiamo visto in televisione ieri sera aveva meno rughe di adesso!) Sono stato comunque contento; chi ha assistito alla trasmissione con me era molto colpito. Il dottor Reggiori è stato bravissimo. Padre Giulio Albanese lo è sempre, e per di più è telegenico; anche se, stavolta, non ero d&#8217;accordo con lui proprio al mille per mille&#8230; colpevolizzare l&#8217;occidente serve sempre poco o niente (ma su tutto il resto dei suoi interventi ero molto in sintonia).</p>
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		<title>Speciale Tg1 &#8211; Emergenza Nord Uganda</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Dec 2004 19:07:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>edo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Testimonianze]]></category>

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		<description><![CDATA[Domenica 19 dicembre 2004 Speciale Tg1 &#8211; RAI Uno &#8211; ore 23.00 EMERGENZA NORD UGANDA: UNA TRAGEDIA UMANITARIA Un reportage di Monica Maggioni, inviata Tg1 Rai, tra gli ex bambini soldato, gli sfollati della guerra e i volontari di AVSI Un approfondimento in studio con diversi ospiti e un reportage da Kitgum di Monica Maggioni, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Domenica 19 dicembre 2004 Speciale Tg1 &#8211; RAI Uno &#8211; ore 23.00<br />
EMERGENZA NORD UGANDA: UNA TRAGEDIA UMANITARIA</p>
<p style="text-align: justify;">Un reportage di Monica Maggioni, inviata Tg1 Rai, tra gli ex bambini soldato, gli sfollati della guerra e i volontari di AVSI</p>
<p style="text-align: justify;">Un approfondimento in studio con diversi ospiti e un reportage da Kitgum di Monica Maggioni, inviata Tg1 Rai.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;In Uganda ci troviamo dinanzi a una situazione peggiore di quella dell&#8217;Iraq, la tragedia umanitaria nel nord è la più grave del mondo&#8221;: è quanto ha dichiarato il vicesegretario generale dell&#8217;Onu con delega per i<br />
problemi umanitari Jan Egeland. &#8211; Non c&#8217;è alcun altro posto al mondo con un&#8217;emergenza drammatica come quella dell&#8217;Uganda, e che riceve un&#8217;attenzione minima al livello internazionale: è un oltraggio morale che si faccia così poco per le vittime di questo conflitto, soprattutto i bimbi&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno speciale in Tv sul Nord Uganda che dà il via a un&#8217;importante campagna di sensibilizzazione sull&#8217;emergenza umanitaria in corso nel Paese, promossa da AVSI, ong italiana presente in Uganda da 20 anni, in collaborazione con ECHO, agenzia per gli aiuti umanitari dell&#8217;Unione Europea, con un testimonial d&#8217;eccezione: la giornalista Monica Maggioni, inviata del Tg1 Rai.</p>
<p style="text-align: justify;">Una campagna, realizzata gratuitamente dall&#8217;agenzia pubblicitaria McCann Erickson, che non vuole raccogliere fondi, bensì stimolare l&#8217;attenzione per non dimenticare la popolazione del Nord Uganda, attraverso una maratona Tv, che inizia con lo Speciale Tg1 Rai, domenica 19 dicembre ore 23,00 e<br />
continuerà nei giorni successivi, con testimonianze, interviste e immagini all&#8217;interno di vari trasmissioni televisive.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Negli ultimi 18 mesi la guerriglia ha rapito 18 mila bambini, costretti con la forza a imbracciare le armi. A diventare bambini soldato.</p>
<p style="text-align: justify;">La guerra civile in Uganda ha causato almeno 20.000 vittime e costretto il 95% della popolazione a cercare rifugio in campi per gli sfollati, dove manca anche l&#8217;indispensabile per sopravvivere&#8221;.</p>
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		<title>La famiglia Pascual</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Oct 2003 16:56:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>edo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>

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		<description><![CDATA[1999. Dono di Antonio Pascual: I letti a castello del dormitorio della prima liceo sono stati donati da un bambino spagnolo che, in occasione della sua prima Comunione, ha preferito destinare l&#8217;equivalente dei suoi regali ai ragazzi della scuola. A Gulu, così, gli studenti del college possono ricordare tutte le sere Antonio Pascual e la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table>
<tr>
<td><img class="alignnone size-full wp-image-121" title="progetti10" src="http://www.amicidigulu.info/wp-content/uploads/2011/09/progetti10.jpg" alt="" width="196" height="147" /></td>
<td style="text-align: justify;">1999. Dono di Antonio Pascual: I letti a castello del dormitorio della prima liceo sono stati donati da un bambino spagnolo che, in occasione della sua prima Comunione, ha preferito destinare l&#8217;equivalente dei suoi regali ai ragazzi della scuola. A Gulu, così, gli studenti del college possono ricordare tutte le sere Antonio Pascual e la sua generosità.</td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: justify;"> 2000. Un altro giovane cristiano d&#8217;Europa è diventato grande nella Chiesa. Nel giorno del suo primo incontro con Gesù nell&#8217;Eucarestia, anche Carlos, come suo fratello Antonio qualche anno fa, ha voluto offrire ai suoi fratelli d&#8217;Uganda un segno tangibile della comunione dei Santi. Ha rinunciato a tutti i regali di parenti e amici per la sua prima comunione, chiedendo che il corrispettivo fosse versato alla diocesi di Gulu. Grazie alla sua generosità è stato possibile acquistare 8 biciclette per altrettanti catechisti, in modo da dar loro i mezzi per accompagnare tanti piccoli cristiani ugandesi al loro primo incontro con Gesù.<br />
2003. Con il passare del tempo l&#8217;impegno dei giovani componenti della famiglia Pascual non si affievolisce: anche Pablito, come già i suoi fratelli più grandi, in occasione della sua prima Comunione ha destinato tutto il denaro avuto in dono da amici e parenti per venire incontro alle necessità della diocesi di Gulu. Grazie alla sua generosità siamo riusciti ad acquistare ben 9 biciclette nuove per altrettanti catechisti</td>
<td><img class="alignnone size-full wp-image-122 aligncenter" title="progetti12" src="http://www.amicidigulu.info/wp-content/uploads/2011/09/progetti12.jpg" alt="" width="196" height="285" /></td>
</tr>
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