Recente storia d'Uganda

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Con l'avvento al potere del presidente Yoweri Museveni , nel 1986 , l'Uganda ha parzialmente cancellato la reputazione internazionale di Paese delle stragi di massa e delle gravi violazioni dei diritti umani caratterizzanti il regno del terrore d'Idi Amin Dada e poi del secondo Governo Obote. Sta ora tentando duramente di riguadagnare la sua immagine di “Perla d'Africa”, grazie alla stabilità politica e allo sviluppo economico . Negli anni '90 ha registrato una delle più rapide crescite del mondo (pari al 7%); è stato il primo paese africano a introdurre la scuola elementare gratuita per tutti e a ridurre sensibilmente la diffusione dell'epidemia di Aids.

La parte settentrionale del Paese è rimasta largamente esclusa da questa serie di successi in quanto in quest'area si trascina una guerra dimenticata che ha già fatto più di 100.000 morti .

 

Le radici del conflitto affondano nel periodo del regime coloniale: l'amministrazione britannica reclutava la maggior parte degli impiegati civili nel sud e la maggior parte dei soldati nel nord (Acholi e Langi che entrarono a far parte dell'élite militare). Durante la seconda guerra mondiale, quei soldati combatterono a fianco degli inglesi in tutte le parti del mondo, ma è stata la fertile regione del sud, in particolare il Buganda, che ha tratto profitto dallo sviluppo.

 

*Alla dichiarazione d'indipendenza nel 1962 , un delicato equilibrio di potere s'instaurò tra il re dei Baganda che divenne presidente dell'Uganda e il primo ministro Milton Obote (Lango del nord) il quale nel '66 ordinò a un suo ufficiale di stato maggiore, Idi Amin, l'assalto al palazzo reale. Il re fu deposto e i suoi seguaci gettati nel Nilo o sepolti vivi. Da allora, la violenza divenne parte del sistema politico e un mezzo privilegiato per dirimere le controversie.

* Nel 1971 , Obote fu deposto da Amin il quale, provenendo dalla regione del West-Nile e temendo il prevalere degli Acholi e Langi nell'esercito, ordinò l'esecuzione di centinaia di ufficiali rimpiazzandoli con uomini del suo stesso gruppo etnico. I suoi famosi squadroni della morte presero quindi a eliminare ogni opposizione: decine di migliaia di persone uccise con mazze e spranghe di ferro o torturate nelle prigioni. La violenza divenne anche il mezzo per un auto-arricchimento senza limiti del generale e dei suoi complici. Ultimo atto della follia di Amin fu l'invasione della Tanzania (1978) che reagì con forza, sostenuta dai rifugiati politici ugandesi, entrando a Kampala con i carri armati e sconfiggendo l'esercito di Amin. Obote riprese il potere , determinato a vendicarsi di chiunque avesse sostenuto l'ex-dittatore.

* Agli inizi degli anni '80 , un gruppo di ribelli ancora poco conosciuti e comandati da Museveni insorsero proclamando di voler cambiare radicalmente il sistema di violenza istituzionalizzata vigente nel Paese. Obote, incapace di fermare l'avanzata dei ribelli fece ricorso a un'operazione di pulizia brutale, massacrando almeno 300.000 persone.

* Nel luglio del 1985 Obote fu destituito (per la seconda volta dal suo stesso esercito) e gli subentrò il comandante Tito Okello : il suo regime durò soltanto sei mesi a causa del fallimento dell'accordo di pace con i ribelli i quali, guidati da Museveni, conquistarono definitivamente il potere entrando nella capitale il 26 gennaio 86.

 

Per la maggior parte della popolazione iniziava il lungo cammino verso la ripresa, mentre nel nord era l'inizio di un nuovo ciclo di violenze inimmaginabili e tutt'ora in corso, ad opera dell'Esercito di Resistenza del Signore ( LRA ) capeggiato da Joseph Kony (pron. Cogne) il quale intende conquistare il potere massacrando la popolazione civile, rapendo bambini e bambine nei villaggi per farne guerriglieri e schiave, spargendo terrore e distruzione. Nonostante gli sforzi politico-militari del governo di Museveni miranti alla conclusione del conflitto, nel nord Uganda c'è grande insicurezza e soprattutto la pace, il ritorno alla normalità appare come un traguardo irraggiungibile.